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<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:16:10 GMT</pubDate>
<item>
<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:16:10 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[decreto 17/11/1938 n1728]]></title>
<description><![CDATA[<div class="Section1">
	<div class="Section1">
		<p class="nota">
			REGIO DECRETO-LEGGE<br />
			17 novembre 1938-XVII, n. 1728</p>
		<p class="text">
			<strong>Provvedimenti per la difesa della razza italiana. </strong></p>
		<p class="text">
			<strong>VITTORIO EMANUELE III</strong><br />
			PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA&#39; DELLA NAZIONE<br />
			RE D&#39;ITALIA IMPERATORE D&#39;ETIOPIA</p>
		<p class="text">
			Ritenuta la necessit&agrave; urgente ed assoluta di provvedere;<br />
			Visto l&#39;art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, sulla facolt&agrave; del potere esecutivo di emanare norme giuridiche;<br />
			Sentito il Consiglio dei Ministri;<br />
			Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l&#39;interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni;<br />
			Abbiamo decretato e decretiamo:</p>
		<p class="text">
			&nbsp;<strong>CAPO I<br />
			&nbsp;PROVVEDIMENTI RELATIVI AI MATRIMONI</strong></p>
		<p class="text">
			&nbsp;<strong>Art. 1</strong><br />
			&nbsp;Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza &egrave; proibito.<br />
			Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto &egrave; nullo.</p>
		<p class="text">
			&nbsp;<strong>Art. 2</strong><br />
			&nbsp;Fermo il divieto di cui all&#39;art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalit&agrave; straniera &egrave; subordinato al preventivo consenso del Ministro per l&#39;interno.<br />
			I trasgressori sono puniti con l&#39;arresto fino a tre mesi e con l&#39;ammenda fino a lire diecimila.</p>
		<p class="text">
			&nbsp;<strong>Art. 3</strong><br />
			&nbsp;Fermo sempre il divieto di cui all&#39;art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalit&agrave; straniera.</p>
		<p class="text">
			Salva l&#39;applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall&#39;art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell&#39;impiego e del grado.</p>
		<p class="text">
			&nbsp;<strong>Art. 4</strong><br />
			&nbsp;Ai fini dell&#39;applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 5</strong><br />
			&nbsp;L&#39;ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, &egrave; obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti.<br />
			Nel caso previsto dall&#39;art. 1, non proceder&agrave; n&eacute; alle pubblicazioni n&eacute; alla celebrazione del matrimonio.<br />
			L&#39;ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo &egrave; punito con l&#39;ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.</p>
		<p class="text">
			&nbsp;<strong>Art. 6</strong><br />
			&nbsp;Non pu&ograve; produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell&#39;art. 5 della legge 27 maggio 1929-VII, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell&#39;art. 1.<br />
			Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, &egrave; vietato l&#39;adempimento di quanto &egrave; disposto dal primo comma dell&#39;art. 8 della predetta legge.<br />
			I trasgressori sono puniti con l&#39;ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 7</strong><br />
			&nbsp;L&#39;ufficiale dello stato civile che ha provveduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l&#39;osservanza del disposto dell&#39;art. 2 &egrave; tenuto a farne immediata denunzia all&#39;autorit&agrave;</p>
		<p class="text">
			<strong>CAPO II<br />
			DEGLI APPARTENENTI ALLA RAZZA EBRAICA </strong></p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 8</strong><br />
			&nbsp;Agli effetti di legge:<br />
			a) &egrave; di razza ebraica colui che &egrave; nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica;<br />
			b) &egrave; considerato di razza ebraica colui che &egrave; nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l&#39;altro di nazionalit&agrave; straniera;<br />
			c) &egrave; considerato di razza ebraica colui che &egrave; nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;<br />
			d) &egrave; considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalit&agrave; italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunit&agrave; israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo.<br />
			Non &egrave; considerato di razza ebraica colui che &egrave; nato da genitori di nazionalit&agrave; italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1&ordm; ottobre 1938-XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 9</strong><br />
			&nbsp;L&#39;appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione.<br />
			Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di detta annotazione.<br />
			Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessioni o autorizzazioni della pubblica autorit&agrave;.<br />
			I contravventori alle disposizioni del presente articolo sono puniti con l&#39;ammenda fino a lire duemila.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 10</strong><br />
			I cittadini italiani di razza ebraica non possono:<br />
			a) prestare servizio militare in pace e in guerra;<br />
			b) esercitare l&#39;ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica;<br />
			c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell&#39;art. 1 del R. decreto-legge 18 novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o pi&ugrave; persone, n&eacute; avere di dette aziende la direzione n&eacute; assumervi, comunque, l&#39;ufficio di amministratore o di sindaco;<br />
			d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila;<br />
			e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l&#39;imponibile, esso sar&agrave; stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell&#39;applicazione dell&#39;imposta straordinaria sulla propriet&agrave; immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-XIV, n. 1743.<br />
			Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le finanze, di concerto coi Ministri per l&#39;interno, per la grazia e giustizia, per le corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l&#39;attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e).</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 11</strong><br />
			&nbsp;Il genitore di razza ebraica pu&ograve; essere privato della patria potest&agrave; sui figli che appartengano a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 12</strong><br />
			Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualit&agrave; di domestici, cittadini italiani di razza ariana.<br />
			I trasgressori sono puniti con l&#39;ammenda da lire mille a lire cinquemila.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 13</strong><br />
			Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica:<br />
			a) le Amministrazioni civili e militari dello Stato;<br />
			b) il Partito Nazionale Fascista e le organizzazioni che ne dipendono o che ne sono controllate;<br />
			c) le Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e degli Enti, Istituti ed Aziende, comprese quelle di trasporti in gestione diretta, amministrate o mantenute col concorso delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza o dei loro Consorzi;<br />
			d) le Amministrazioni delle aziende municipalizzate;<br />
			e) le Amministrazioni degli Enti parastatali, comunque costituiti e denominati, delle Opere nazionali, delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo;<br />
			f) le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonch&eacute; delle societ&agrave;, il cui capitale sia costituito, almeno per met&agrave; del suo importo, con la partecipazione dello Stato;<br />
			&nbsp;g) le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale;<br />
			&nbsp;h) le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 14</strong><br />
			Il Ministro per l&#39;interno, sulla documentata istanza degli interessati, pu&ograve;, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni dell&rsquo;art. 10*, nonch&eacute; dell&#39;art. 13, lett. h):<br />
			a) ai componenti le famiglie dei caduti nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola e dei caduti per la causa fascista;<br />
			b) a coloro che si trovino in una delle seguenti condizioni:<br />
			1) mutilati, invalidi, feriti, volontari di guerra o decorati al valore nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;<br />
			2) combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, che abbiano conseguito almeno la croce al merito di guerra;<br />
			3) mutilati, invalidi, feriti della causa fascista;<br />
			4) iscritti al Partito Nazionale Fascista negli anni 1919-20-21-22 e nel secondo semestre del 1924;<br />
			5) legionari fiumani;<br />
			6) abbiano acquisito eccezionali benemerenze, da valutarsi a termini dell&#39;art. 16.<br />
			Nei casi preveduti alla lett. b), il beneficio pu&ograve; essere esteso ai componenti la famiglia delle persone ivi elencate, anche se queste siano premorte.<br />
			Gli interessati possono richiedere l&#39;annotazione del provvedimento del Ministro per l&#39;interno nei registri di stato civile e di popolazione.<br />
			Il provvedimento del Ministro per l&#39;interno non &egrave; soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 15</strong><br />
			&nbsp;Ai fini dell&#39;applicazione dell&#39;art. 14, sono considerati componenti della famiglia, oltre il coniuge, gli ascendenti e i discendenti fino al secondo grado.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 16</strong><br />
			Per la valutazione delle speciali benemerenze di cui all&#39;articolo 14 lett. b) n. 6, &egrave; istituita, presso il Ministero dell&#39;interno, una Commissione composta del Sottosegretario di Stato all&#39;interno, che la presiede, di un Vice Segretario del Partito Nazionale Fascista e del Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 17</strong><br />
			E&#39; vietato agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell&#39;Egeo.</p>
		<p class="text">
			<strong>CAPO III<br />
			DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI</strong></p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 18</strong><br />
			Per il periodo di tre mesi dalla entrata in vigore del presente decreto, &egrave; data facolt&agrave; al Ministro per l&#39;interno, sentita l&#39;Amministrazione interessata, di dispensare, in casi speciali, dal divieto di cui all&#39;art. 3, gli impiegati che intendono contrarre matrimonio con persona straniera di razza ariana.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 19</strong><br />
			Ai fini dell&#39;applicazione dell&#39;art. 9, tutti coloro che si trovano nelle condizioni di cui all&#39;art. 8, devono farne denunzia all&#39;ufficio di stato civile del Comune di residenza, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.<br />
			Coloro che non adempiono a tale obbligo entro il termine prescritto o forniscono dati inesatti o incompleti sono puniti con l&#39;arresto fino ad un mese e con l&#39;ammenda fino a lire tremila.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 20</strong><br />
			I dipendenti degli Enti indicati nell&#39;art. 13, che appartengono alla razza ebraica, saranno dispensati dal servizio nei termini di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 21</strong><br />
			I dipendenti dello Stato in pianta stabile, dispensati dal servizio a norma dell&#39;art. 20, sono ammessi a far valere il diritto al trattamento di quiescenza loro spettante a termini di legge.<br />
			In deroga alle vigenti disposizioni, a coloro che non hanno maturato il periodo di tempo prescritto &egrave; concesso il trattamento minimo di pensione se hanno compiuto almeno dieci anni di servizio; negli altri casi &egrave; concessa una indennit&agrave; pari a tanti dodicesimi dell&#39;ultimo stipendio quanti sono gli anni di servizio compiuti.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 22</strong><br />
			Le disposizioni di cui all&#39;art. 21 sono estese, in quanto applicabili, agli Enti indicati alle lettere b), c), d), e), f), g), h), dell&#39;art. 13.<br />
			Gli Enti nei cui confronti non sono applicabili le disposizioni dell&#39;art. 21, liquideranno, ai dipendenti dispensati dal servizio, gli assegni o le indennit&agrave; previsti dai propri ordinamenti o dalle norme che regolano il rapporto di impiego per i casi di dispensa o licenziamento per motivi estranei alla volont&agrave; dei dipendenti.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 23</strong><br />
			Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte ad ebrei stranieri posteriormente al 1&ordm; gennaio 1919 si intendono ad ogni effetto revocate.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 24</strong><br />
			Gli ebrei stranieri e quelli nei cui confronti si applica l&#39;art. 23, i quali abbiano iniziato il loro soggiorno nel Regno, in Libia, e nei Possedimenti dell&#39;Egeo posteriormente al 1&ordm; gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei Possedimenti dell&#39;Egeo entro il 12 marzo 1939-XVII.<br />
			Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno puniti con l&#39;arresto fino a tre mesi o con l&#39;ammenda fino a lire 5000 e saranno espulsi a norma dell&#39;art. 150 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 18 giugno 1931-IX, n. 773.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 25</strong><br />
			La disposizione dell&#39;art. 24 non si applica agli ebrei di nazionalit&agrave; straniera i quali, anteriormente al 1&ordm; ottobre 1938-XVI:<br />
			&nbsp;&nbsp; a) abbiano compiuto il 65&ordm; anno di et&agrave;;<br />
			&nbsp;&nbsp; b) abbiano contratto matrimonio con persone di cittadinanza italiana.<br />
			Ai fini dell&#39;applicazione del presente articolo, gli interessati dovranno far pervenire documentata istanza al Ministero dell&#39;interno entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 26</strong><br />
			Le questioni relative all&#39;applicazione del presente decreto saranno risolte, caso per caso, dal Ministro per l&#39;interno, sentiti i Ministri eventualmente interessati, e previo parere di una Commissione da lui nominata.<br />
			Il provvedimento non &egrave; soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 27</strong><br />
			Nulla &egrave; innovato per quanto riguarda il pubblico esercizio del culto e la attivit&agrave; delle comunit&agrave; israelitiche, secondo le leggi vigenti, salvo le modificazioni eventualmente necessarie per coordinare tali leggi con le disposizioni del presente decreto.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 28</strong><br />
			E&#39; abrogata ogni disposizione contraria o, comunque, incompatibile con quelle del presente decreto.</p>
		<p class="text">
			<strong>Art. 29</strong><br />
			Il Governo del Re &egrave; autorizzato ad emanare le norme necessarie per l&#39;attuazione del presente decreto.<br />
			Il presente decreto sar&agrave; presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.<br />
			Il DUCE, Ministro per l&#39;interno, proponente, &egrave; autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.<br />
			Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d&#39;Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.</p>
		<p class="text">
			<em>Dato a Roma, add&igrave; 17 novembre 1938 - XVII<br />
			VITTORIO EMANUELE<br />
			Mussolini - Ciano - Solmi - Di Revel - Lantini<br />
			Visto, il Guardasigilli: Solmi.</em></p>
		<p class="text">
			Registrato alla Corte dei conti,<br />
			add&igrave;&nbsp; 18 novembre 1938- XVII.</p>
		<p>
			<span class="text">Atti del Governo, registro 403,&nbsp; foglio 76. &ndash; Mancini</span>.</p>
	</div>
</div>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=27</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:15:31 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[decreto 15/11/1938 n1779]]></title>
<description><![CDATA[<p class="nota">
	REGIO DECRETO-LEGGE<br />
	15 novembre l938-XVII, n.1779</p>
<p class="text">
	I<span class="text">ntegrazione e coordinamento in unico testo delle norme gi&agrave; emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana.</span></p>
<p class="text">
	<strong>VITTORIO EMANUELE III</strong><br />
	PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA&#39; DELLA NAZIONE<br />
	RE D&#39;ITALIA<br />
	IMPERATORE D&#39;ETIOPIA</p>
<p class="text">
	&nbsp;Veduto il R. decreto-legge 5 settembre l938-XVI, n. 1390;<br />
	&nbsp;Veduto il R. decreto-legge 23 settembre 1938-XVI, n. l630;<br />
	&nbsp;Veduto il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sull&#39;istruzione elementare approvato con R. decreto 5 febbraio 1928-VI, n. 877, e successive modificazioni;<br />
	&nbsp;Veduto il R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI, n. 928;<br />
	&nbsp;Veduto l&#39;art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100;<br />
	&nbsp; Riconosciuta la necessit&agrave; urgente ed assoluta di dettare ulteriori disposizioni per la difesa della razza nella Scuola italiana e di coordinarle in unico testo con quelle sinora emanate;<br />
	&nbsp;Udito il Consiglio dei Ministri;<br />
	&nbsp;Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato e Ministro per l&#39;interno e del Nostro Ministro Segretario di Stato per l&#39;educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;<br />
	&nbsp;Abbiamo decretato e decretiamo:</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 1</strong><br />
	&nbsp;A qualsiasi ufficio od impiego nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, non possono essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorsi anteriormente al presente decreto; n&eacute; possono essere ammesse al conseguimento dell&#39;abilitazione alla libera docenza.<br />
	&nbsp;Agli uffici ed impieghi anzidetti sono equiparati quelli relativi agli istituti di educazione, pubblici e privati, per alunni italiani, e quelli per la vigilanza nelle scuole elementari.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 2</strong><br />
	&nbsp;Delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti non possono far parte persone di razza ebraica.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 3</strong><br />
	&nbsp;Alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni italiani, non possono essere iscritti alunni di razza ebraica.<br />
	&nbsp;E&#39; tuttavia consentita l&#39;iscrizione degli alunni di razza ebraica che professino la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorit&agrave; ecclesiastiche.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 4</strong><br />
	&nbsp;Nelle scuole d&#39;istruzione media frequentate da alunni italiani &egrave; vietata l&#39;adozione di libri di testo di autori di razza ebraica.<br />
	&nbsp;Il divieto si estende anche ai libri che siano frutto della collaborazione di pi&ugrave; autori, uno dei quali sia di razza ebraica; nonch&eacute; alle opere che siano commentate o rivedute da persone di razza ebraica.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 5</strong><br />
	&nbsp;Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle localit&agrave; in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci.<br />
	&nbsp;Le comunit&agrave; israelitiche possono aprire, con l&#39;autorizzazione del Ministro per l&#39;educazione nazionale, scuole elementari con effetti legali per fanciulli di razza ebraica, e mantenere quelle all&#39;uopo esistenti. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario.<br />
	&nbsp;Nelle scuole elementari di cui al presente articolo il personale potr&agrave; essere di razza ebraica; i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole frequentate da alunni italiani, eccettuato l&#39;insegnamento della religione cattolica; i libri di testo saranno quelli dello Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministro per l&#39;educazione nazionale, dovendo la spesa per tali adattamenti gravare sulle comunit&agrave; israelitiche.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 6</strong><br />
	&nbsp;Scuole d&#39;istruzione media per alunni di razza ebraica potranno essere istituite dalle comunit&agrave; israelitiche o da persone di razza ebraica. Dovranno all&#39;uopo osservarsi le disposizioni relative all&#39;istituzione di scuole private.<br />
	&nbsp;Alle scuole stesse potr&agrave; essere concesso il beneficio del valore legale degli studi e degli esami, a&rsquo; sensi dell&#39;art. 15 del R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI, n. 928, quando abbiano ottenuto di far parte in qualit&agrave; di associate dell&#39;Ente nazionale per l&#39;insegnamento medio: in tal caso i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole corrispondenti frequentate da alunni italiani, eccettuati gl&rsquo;insegnamenti della religione e della cultura militare.<br />
	&nbsp;Nelle scuole d&#39;istruzione media di cui al presente articolo il personale potr&agrave; essere di razza ebraica e potranno essere adottati libri di testo di autori di razza ebraica.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 7</strong><br />
	&nbsp;Per le persone di razza ebraica l&#39;abilitazione a impartire l&#39;insegnamento medio riguarda esclusivamente gli alunni di razza ebraica.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 8</strong><br />
	&nbsp;Dalla data di entrata in vigore del presente decreto il personale di razza ebraica appartenente ai ruoli per gli uffici e gli impieghi di cui al precedente art. 1 &egrave; dispensato dal servizio, ed ammesso a far valere i titoli per l&#39;eventuale trattamento di quiescenza ai sensi delle disposizioni generali per la difesa della razza italiana.<br />
	&nbsp;Al personale stesso per il periodo di sospensione di cui all&#39;articolo 3 del R. decreto-legge 5 settembre 1938-XVI, numero 1390, vengono integralmente corrisposti i normali emolumenti spettanti ai funzionari in servizio.<br />
	&nbsp;Dalla data di entrata in vigore del presente decreto i liberi docenti di razza ebraica decadono dall&#39;abilitazione.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 9</strong><br />
	&nbsp;Per l&#39;insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica saranno preferiti gl&#39;insegnanti dispensati dal servizio a cui dal Ministro per l&#39;interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o famigliari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza italiana.<br />
	&nbsp;Ai fini del presente articolo sono equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole pubbliche e private e il personale di vigilanza nelle scuole elementari.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 10</strong><br />
	&nbsp;In deroga al precedente art. 3 possono essere ammessi in via transitoria a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica gi&agrave; iscritti nei passati anni accademici a Universit&agrave; o Istituti superiori del Regno.<br />
	&nbsp;La stessa disposizione si applica agli studenti iscritti ai corsi superiori e di perfezionamento per i diplomati nei Regi conservatori, alle Regie accademie di belle arti e ai corsi della Regia accademia d&#39;arte drammatica in Roma, per accedere ai quali occorre un titolo di studi medi di secondo grado o un titolo equipollente.<br />
	&nbsp;Il presente articolo si applica anche agli studenti stranieri, in deroga alle disposizioni che vietano agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 11</strong><br />
	&nbsp;Per l&#39;anno accademico 1938-39 la decorrenza dei trasferimenti e delle nuove nomine dei professori universitari potr&agrave; essere protratta al 1&deg; gennaio 1939-XVII.<br />
	&nbsp;Le modificazioni agli statuti delle Universit&agrave; e degl&rsquo;Istituti di istruzione superiore avranno vigore per l&#39;anno accademico 1938-39, anche se disposte con Regi decreti di data posteriore al 29 ottobre 1938-XVII.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 12</strong><br />
	&nbsp;I Regi decreti-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, e 23 settembre 1938-XVI, n. 1630, sono abrogati.</p>
<p class="text">
	<em>E&#39; altres&igrave; abrogata la disposizione di cui all&#39;art. 3 del Regio decreto-legge 20 giugno 1935-XIII, n. 1071. </em></p>
<p class="text">
	<strong>Art. 13</strong><br />
	&nbsp;Il presente decreto sar&agrave; presentato al Parlamento per la conversione in legge.<br />
	&nbsp;Il Ministro proponente &egrave; autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.<br />
	&nbsp;Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d&#39;Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.<br />
	&nbsp;</p>
<p>
	<span class="text"><em>Dato a San Rossore,<br />
	add&igrave; 15 novembre 1938-XVII<br />
	VITTORIO EMANUELE<br />
	Mussolini - Bottai - Di Revel<br />
	&nbsp;Visto, il Guardasigilli: Solmi</em>.<br />
	&nbsp;<br />
	Registrato alla Corte dei conti,<br />
	add&igrave; 26 novembre 1938-XVII<br />
	Atti del Governo,<br />
	registro 403, foglio n. 99. &ndash; Mancini.</span></p>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=26</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:15:02 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[decreto 5/9/1938 n1390]]></title>
<description><![CDATA[<p class="nota">
	REGIO DECRETO-LEGGE<br />
	5 settembre 1938-XVI, n.1390</p>
<p class="text">
	<strong>Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista</strong>.<br />
	&nbsp;</p>
<p class="text">
	<strong>VITTORIO EMANUELE III<br />
	PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA&#39; DELLA NAZIONE<br />
	RE D&#39;ITALIA<br />
	IMPERATORE D&#39;ETIOPIA</strong></p>
<p class="text">
	&nbsp;&nbsp; Visto l&#39;art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100;<br />
	&nbsp;&nbsp; Ritenuta la necessit&agrave; assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;<br />
	&nbsp;&nbsp; Udito il Consiglio dei Ministri;<br />
	&nbsp;&nbsp; Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l&#39;educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;<br />
	&nbsp;&nbsp; Abbiamo decretato e decretiamo:</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 1</strong><br />
	&nbsp; All&#39;ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; n&eacute; potranno essere ammesse all&#39;assistentato universitario, n&eacute; al conseguimento dell&#39;abilitazione alla libera docenza.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 2</strong><br />
	&nbsp;&nbsp; Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 3</strong><br />
	&nbsp; A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza nelle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall&#39;esercizio della libera docenza.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 4</strong><br />
	&nbsp;&nbsp; I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 5</strong><br />
	&nbsp;&nbsp; In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, gi&agrave; iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 6</strong><br />
	&nbsp; Agli effetti del presente decreto-legge &egrave; considerato di razza ebraica colui che &egrave; nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.</p>
<p class="text">
	<strong>Art. 7</strong><br />
	&nbsp; Il presente decreto-legge, che entrer&agrave; in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sar&agrave; presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.&nbsp;Il Ministro per l&#39;educazione nazionale &egrave; autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.<br />
	&nbsp;<br />
	<strong><em>Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d&#39;Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.</em></strong><br />
	&nbsp;<br />
	<br />
	Dato a San Rossore,<br />
	add&igrave; 5 settembre 1938 -<br />
	Anno XVI<br />
	<strong>VITTORIO EMANUELE</strong><br />
	Mussolini - Bottai - Di Revel<br />
	Visto, il Guardasigilli: Solmi.<br />
	&nbsp; <em>Registrato alla Corte dei conti, add&igrave; 12 settembre 1938 - Anno XVI<br />
	&nbsp; Atti del Governo, registro 401,&nbsp; foglio 76 &ndash; Mancini</em>.</p>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=25</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:14:31 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[I decreti legge]]></title>
<description><![CDATA[<p>
	Il 2 settembre 1938, dando seguito alla pubblicazione del Manifesto degli scienziati razzisti, ed ancor prima che il Gran Consiglio del fascismo si pronunciasse nella Dichiarazione sulla razza, il consiglio dei ministri var&ograve; le prime norme anti ebraiche, fra cui i provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista (regio decreto-legge 5 settembre 1938, n. 1390). La tempestivit&agrave; della previsione legislativa fu con tutta probabilit&agrave; dettata dalla volont&agrave; di applicare la discriminazione razziale sin dall&rsquo;imminente inizio del nuovo anno scolastico.<br />
	Solo successivamente, il 10 novembre 1938, il Consiglio dei ministri procedette alla complessiva sistemazione legislativa della &ldquo;questione ebraica&rdquo;, traducendo sul piano giuridico le direttive emanate dal Gran Consiglio del fascismo. Furono cos&igrave; adottati il regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728 (Provvedimenti per la difesa della razza italiana), che pu&ograve; considerarsi il testo base della persecuzione antiebraica, anche perch&eacute; vi si ritrova la definizione legale dell&rsquo;&rdquo;essere ebreo&rdquo;, ed il regio decreto-legge 15 novembre 1938, n. 1779 (Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme gi&agrave; emanate per la difesa della razza nella scuola italiana), in cui si precisavano le misure gi&agrave; in corso di attuazione da parte del Ministero dell&rsquo;educazione nazionale.<br />
	I tre regi decreti-legge citati, che di seguito si riproducono nel testo pubblicato dalla Gazzetta ufficiale del Regno d&rsquo;Italia, sono fra i pi&ugrave; significativi della persecuzione antiebraica iniziata nel 1938, ma non esauriscono la relativa legislazione del regime fascista. un utile riepilogo della sua prima fase &egrave; tuttavia reperibile nel repertorio dell&rsquo;attivit&agrave; della Camera dei deputati nella XXIX legislatura (1934-1939), da cui si riporta il sesto paragrafo del capitolo riguardante la politica interna, appunto dedicato alla Difesa della razza.</p>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=24</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:14:03 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Gran Consiglio del Fascismo: "dichiarazioni sui problemi razziali"]]></title>
<description><![CDATA[<p class="nota">
	La dichiarazione sulla razza fu approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938. Il testo fu poi pubblicato il 26 ottobre 1938 sul Foglio d&#39;ordine del Partito Nazionale Fascista</p>
<div>
	<div>
		&nbsp;</div>
</div>
<div class="Section1">
	<div class="Section1">
		<p class="text">
			<strong>Dichiarazione sulla razza:</strong></p>
		<p class="text">
			<br />
			Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell&#39;Impero, dichiara l&#39;attualit&agrave; urgente dei problemi razziali e la necessit&agrave; di una coscienza razziale.<br />
			Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un&#39;attivit&agrave; positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti.</p>
		<p>
			<strong>Il problema ebraico non &egrave; che l&#39;aspetto metropolitano di un problema di carattere generale.<br />
			Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:</strong></p>
		<p>
			a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;</p>
		<p>
			b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici - personale civile e militare - di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;</p>
		<p>
			c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovr&agrave; avere il preventivo consenso del Ministero dell&#39;Interno;</p>
		<p>
			d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell&#39;Impero.</p>
		<p>
			<strong>Ebrei ed ebraismo</strong></p>
		<p>
			Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l&#39;ebraismo mondiale, specie dopo l&#39;abolizione della massoneria, &egrave; stato l&#39;animatore dell&#39;antifascismo in tutti i campi e che l&#39;ebraismo estero o italiano fuoriuscito&egrave; stato, in taluni periodi culminanti come nel 1924/25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al fascismo.<br />
			L&#39;immigrazione di elementi stranieri, accentuatasi fortemente dal 1933 in poi, ha peggiorato lo stato d&#39;animo degli ebrei italiani, nei confronti del regime, non accettato sinceramente, poich&eacute; antitetico a quella che &egrave; la psicologia, la politica, l&#39;internazionalismo d&#39;Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l&#39;ebraismo mondiale &egrave;, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona.</p>
		<p>
			&nbsp;</p>
		<p>
			<strong>Il divieto d&#39;entrata e l&#39;espulsione degli ebrei stranieri<br />
			</strong></p>
		<p>
			Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d&#39;ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva pi&ugrave; oltre essere ritardata, e che l&#39;espulsione degli indesiderabili, secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie, &egrave; indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all&#39;esame dell&#39;apposita commissione del Ministero dell&#39;Interno, non sia applicata l&#39;espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali:</p>
		<p>
			a) Abbiano un&#39;et&agrave; superiore agli anni 65;</p>
		<p>
			b) Abbiano contratto un matrimonio misto italiano prima del 1&deg; ottobre XVI.</p>
		<p>
			<br />
			<strong>Ebrei di cittadinanza italiana</strong></p>
		<p>
			Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l&#39;appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:</p>
		<p>
			a) &egrave; di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;</p>
		<p>
			b) &egrave; considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalit&agrave; straniera;</p>
		<p>
			c) &egrave; considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;</p>
		<p>
			d) non &egrave; considerato di razza ebraica colui che &egrave; nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all&#39;infuori della ebraica, alla data del 1&deg; ottobre XVI.</p>
		<p>
			&nbsp;</p>
		<p>
			<strong>Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana</strong></p>
		<p>
			Nessuna discriminazione sar&agrave; applicata, escluso in ogni caso l&#39;insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana, quando non abbiano per altri motivi demeritato, i quali appartengono a:</p>
		<p>
			1) famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall&#39;Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;</p>
		<p>
			2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;</p>
		<p>
			3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;</p>
		<p>
			4) famiglie dei Caduti per la Causa Fascista;</p>
		<p>
			5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa Fascista;</p>
		<p>
			6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 19- 20- 21- 22 e nel secondo semestre del 24 e famiglie di legionari fiumani.</p>
		<p>
			7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione.</p>
		<p>
			&nbsp;</p>
		<p>
			<strong>Gli altri ebrei</strong></p>
		<p>
			I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell&#39;attesa di una nuova legge concernente l&#39;acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:<br />
			a) essere iscritti al Partito Nazionale Fascista;</p>
		<p>
			b) essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o pi&ugrave; persone;</p>
		<p>
			c) essere possessori di oltre cinquanta ettari di terreno;</p>
		<p>
			d) prestare servizio militare in pace e in guerra.</p>
		<p>
			L&#39;esercizio delle professioni sar&agrave; oggetto di ulteriori provvedimenti.</p>
		<p>
			<strong>Il Gran Consiglio del Fascismo decide inoltre:</strong></p>
		<p>
			1) che agli ebrei allontanati dagli impieghi pubblici sia riconosciuto il normale diritto di pensione;</p>
		<p>
			2) che ogni forma di pressione sugli ebrei, per ottenere abiure, sia rigorosamente repressa;</p>
		<p>
			3) che nulla si innovi per quanto riguarda il libero esercizio del culto e l&#39;attivit&agrave; delle comunit&agrave; ebraiche secondo le leggi vigenti;</p>
		<p>
			4) che, insieme alle scuole elementari, si consenta l&#39;istituzione di scuole medie per ebrei.</p>
		<p>
			&nbsp;</p>
		<p>
			<strong>Immigrazione di ebrei in Etiopia</strong></p>
		<p>
			Il Gran Consiglio del Fascismo non esclude la possibilit&agrave; di concedere, anche per deviare la immigrazione ebraica dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in qualche zona dell&#39;Etiopia.<br />
			Questa eventuale e le altre condizioni fatte agli ebrei, potranno essere annullate o aggravate a seconda dell&#39;atteggiamento che l&#39;ebraismo assumer&agrave; nei riguardi dell&#39;Italia fascista.</p>
		<p>
			&nbsp;</p>
		<p>
			<strong>Cattedre di razzismo</strong></p>
		<p>
			Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell&#39;Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Universit&agrave; del Regno.</p>
		<p>
			A<strong>lle Camicie Nere</strong></p>
		<p>
			<br />
			Il Gran Consiglio del Fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai fascisti che le direttive del partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del gran consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli ministri.</p>
	</div>
</div>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=23</link>
<guid isPermaLink="false">rssnews23</guid>
</item>
<item>
<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:13:33 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Manifesto degli scienziati razzisti]]></title>
<description><![CDATA[<p class="nota">
	Tratto da il manifesto degli scienziati, pubblicato anonimo su<br />
	&quot;Il Giornale d&#39;Italia&quot; il 14 luglio 1938.</p>
<p class="text">
	1) Le razze umane esistono.<br />
	La esistenza delle razze umane non &egrave; gi&agrave; una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realt&agrave; fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realt&agrave; &egrave; rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.</p>
<p class="text">
	2) Esistono grandi razze e piccole razze.<br />
	Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali &egrave; una verit&agrave; evidente.</p>
<p class="text">
	3) Il concetto di razza &egrave; concetto puramente biologico.<br />
	Esso quindi &egrave; basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Per&ograve; alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non &egrave; solo perch&eacute; essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perch&eacute; la costituzione razziale di questi popoli &egrave; diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.</p>
<p class="text">
	4) La popolazione dell&#39;Italia attuale &egrave; nella maggioranza di origine ariana e la sua civilt&agrave; ariana. Questa popolazione a civilt&agrave; ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco &egrave; rimasto della civilt&agrave; delle genti preariane. L&#39;origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell&#39;Europa.</p>
<p class="text">
	5) &Egrave; una leggenda l&#39;apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici.<br />
	Dopo l&#39;invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ci&ograve; deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale &egrave; variata notevolmente in tempi anche moderni, per l&#39;Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi &egrave; la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d&#39;Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l&#39;Italia da almeno un millennio.</p>
<p class="text">
	6) Esiste ormai una pura &quot;razza italiana&quot;.<br />
	Questo enunciato non &egrave; basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l&#39;Italia. Questa antica purezza di sangue &egrave; il pi&ugrave; grande titolo di nobilt&agrave; della Nazione italiana.</p>
<p class="text">
	7) &Egrave; tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti.<br />
	Tutta l&#39;opera che finora ha fatto il Regime in Italia &egrave; in fondo del razzismo. Frequentissimo &egrave; stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l&#39;indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire per&ograve; introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l&#39;italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilit&agrave;.</p>
<p class="text">
	8) &Egrave; necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d&#39;Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall&#39;altra.<br />
	Sono perci&ograve; da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l&#39;origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.</p>
<p class="text">
	9) Gli ebrei non appartengono alla razza italiana.<br />
	Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale &egrave; rimasto. Anche l&#39;occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all&#39;infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l&#39;unica popolazione che non si &egrave; mai assimilata in Italia perch&eacute; essa &egrave; costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.</p>
<p class="text">
	10) I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo.<br />
	L&#39;unione &egrave; ammissibile solo nell&#39;ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall&#39;incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civilt&agrave; diversa dalla millenaria civilt&agrave; degli ariani</p>
<p>
	<em><strong>Tratto da: Renzo De Felice. Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo. Einaudi</strong></em></p>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=22</link>
<guid isPermaLink="false">rssnews22</guid>
</item>
<item>
<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:59:46 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Alcuni brani da "Il diario di Anna Frank"]]></title>
<description><![CDATA[<p align="right" class="textUnder">
	Domenica, 14 giugno 1942</p>
<p class="text">
	Venerd&igrave; 12 giugno ero gi&agrave; sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d&#39;alzarmi, e cos&igrave; dovetti frenare la mia curiosit&agrave; fino alle sei e tre quarti. Allora non potei pi&ugrave; tenermi e andai in camera da pranzo, dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina.</p>
<p class="text">
	Subito dopo le sette andai da pap&agrave; e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei pi&ugrave; belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie: ecco i figli di Flora che stavano sulla mia tavola quella mattina; altri ancora ne giunsero durante il giorno. Da pap&agrave; e mamma ebbi una quantit&agrave; di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra l&#39;altro ricevetti un gioco di societ&agrave;, molte ghiottonerie, cioccolata, un puzzle, una spilla, la Camera obscura, le Saghe e leggende olandesi di Joseph Cohen, le Vacanze in montagna di Daisy, un libro straordinario, e un po&#39; di denaro, cos&igrave; che mi potr&ograve; comprare i Miti di Grecia e di Roma. Che bellezza!</p>
<p class="text">
	&nbsp;</p>
<p align="right" class="textUnder">
	Sabato, 20 giugno 1942</p>
<p class="text">
	<br />
	Per alcuni giorni non ho scritto nulla, perch&eacute; prima ho voluto riflettere un poco su questa idea del diario. Per una come me, scrivere un diario fa un curioso effetto. Non soltanto perch&eacute; non ho mai scritto, ma perch&eacute; mi sembra che pi&ugrave; tardi n&eacute; io n&eacute; altri potremo trovare interessanti gli sfoghi di una scolaretta di tredici anni. Per&ograve;, a dire il vero, non &egrave; di questo che si tratta; a me piace scrivere e soprattutto aprire il mio cuore su ogni sorta di cose, a fondo e completamente.<br />
	&quot;La carta &egrave; pi&ugrave; paziente degli uomini&quot;, rimuginavo entro di me questa massima in una delle mie giornate un po&#39; melanconiche mentre sedevo annoiata con la testa fra le mani, incerta se uscire o restare in casa, e finivo col rimanermene nello stesso posto a fantasticare.<br />
	Proprio cos&igrave;, la carta &egrave; paziente, e siccome non ho affatto intenzione di far poi leggere ad altri questo quaderno rilegato di cartone che porta il pomposo nome di &quot;Diario&quot;, salvo il caso che mi capiti un giorno di trovare un amico o un&#39;amica che siano veramente l&#39;amico o l&#39;amica, cos&igrave; la faccenda non riguarda che me. Eccomi al punto da cui ha preso origine quest&#39;idea del diario: io non ho un&#39;amica.<br />
	Per essere pi&ugrave; chiara debbo aggiungere una spiegazione, giacch&eacute; nessuno potrebbe credere che una ragazza di tredici anni sia sola al mondo. Neppur questo &egrave; vero: ho dei cari genitori e una sorella di sedici anni; conosco, tutto sommato, una trentina di ragazze di alcune delle quali potreste dire che sono mie amiche, ho un corteo di adoratori che mi guardano negli occhi e, se non possono fare altrimenti, in classe cercano di afferrare la mia immagine servendosi di uno specchietto tascabile. Ho dei parenti, care zie e cari zii, un buon ambiente familiare; no, apparentemente non mi manca nulla, salvo l&#39;amica. Con nessuno dei miei conoscenti posso far altro che chiacchiere, n&eacute; parlar d&#39;altro che dei piccoli fatti quotidiani. Non c&#39;&egrave; modo di diventare pi&ugrave; intimi, ecco il punto. Forse questa mancanza di confidenza &egrave; colpa mia; comunque &egrave; una realt&agrave;, ed &egrave; un peccato non poterci far nulla.<br />
	Perci&ograve; questo diario. Allo scopo di dar maggior rilievo nella mia fantasia all&#39;idea di un&#39;amica lungamente attesa, non mi limiter&ograve; a scrivere i fatti del diario, come farebbe qualunque altro, ma far&ograve; del diario l&#39;amica, e l&#39;amica si chiamer&agrave; Kitty.<br />
	<br />
	&nbsp;</p>
<p align="right" class="textUnder" style="margin-bottom: .0001pt">
	Mercoled&igrave;, 8 luglio 1942</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	<span class="text">Cara Kitty,<br />
	da domenica mattina a oggi sembra che siano passati deg</span>li anni. Sono avvenute tante cose da far credere che il mondo si sia capovolto. Ma, Kitty, vedi bene che vivo ancora, e questo &egrave; ci&ograve; che conta, dice pap&agrave;. (.)</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	Alle tre (Hello se n&#39;era appena andato, per tornare pi&ugrave; tardi), qualcuno suon&ograve; alla porta. Io non udii, perch&eacute; stavo in veranda e leggevo prendendomi il sole distesa su una sedia a sdraio. Poco dopo comparve Margot, eccitatissima, alla porta della cucina. - C&#39;&egrave; una chiamata delle SS per pap&agrave;, - mormor&ograve;,- mamma &egrave; gi&agrave; andata dal signor Van Daan-. (Van Daan &egrave; un buon amico, collaboratore di pap&agrave; nella ditta). Mi spaventai immensamente; una chiamata, si sa che cosa significhi. Nella mia mente gi&agrave; vedevo campi di concentramento e celle di segregazione. E doverci lasciar andare il babbo! - Naturalmente non si presenter&agrave;,- mi spieg&ograve; Margot, mentre in camera aspettavamo il ritorno della mamma.- Mamma &egrave; andata da Van Daan per consigliarsi se convenga trasferirci nel nostro rifugio segreto. Siccome i Van Daan verranno con noi, saremo sette in tutto -. Silenzio. Non potevamo pi&ugrave; parlare. Il pensiero di pap&agrave; che, senza sospettare nulla di male, era andato a visitare dei vecchi all&#39;Ospizio ebraico, l&#39;attesa di mamma, il caldo, la tensione, tutto ci faceva tacere.</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	Suonarono di nuovo. E&#39; Harry, - dissi io.- Non aprire, - fece Margot, trattenendomi. Ma era inutile: udimmo mamma e il signor Van Daan che parlavano di sotto con Harry, poi entrarono e chiusero la porta dietro di s&eacute;. Ora a ogni scampanellata io o Margot avremmo dovuto scendere piano piano per vedere se era pap&agrave;, e non aprire a nessun altro.</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	(.) Nasconderci! Dove dovremmo nasconderci, in citt&agrave;, in campagna, in una casa, in una capanna, quando, come, dove.? Erano problemi ch&#39;io non volevo pormi, e che tutta via continuamente raffioravano. Margot ed io cominciammo a stipare l&#39;indispensabile in una borsa da scuola. La prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario, poi arriccia-capelli, fazzoletti, libri scolastici, un pettine, vecchie lettere; pensavo che bisognava nascondersi e cacciavano nella borsa le cose pi&ugrave; assurde. Ma non me ne rammarico, ci tengo di pi&ugrave; ai ricordi che ai vestiti.</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	Alle cinque finalmente arriv&ograve; pap&agrave;; telefonammo al signor Kleiman e gli domandammo se sarebbe potuto venire quella sera stessa. Van Daan and&ograve; a prendere Miep. Miep arriv&ograve;, mise in borsa scarpe, vestiti, biancheria, calze, e li port&ograve; via promettendo di tornare la sera.</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	Poi vi fu silenzio nella nostra casa; nessuno di noi quattro volle mangiare, faceva ancora caldo e tutto pareva tanto strano. Avevamo affittato la grande camera del piano di sopra a un certo signor Goldschmidt, un uomo divorziato, sulla trentina, che quella sera sembra non avesse nulla da fare, perci&ograve; rimase a ciondolarci attorno fino alle dieci, e con buone parole non c&#39;era verso di liberarcene.</p>
<p class="text">
	Alle undici giunsero Miep e Jan van Gies. Miep lavora con pap&agrave; dal 1933 ed &egrave; divenuto una nostra intima amica, cos&igrave; come il suo novello sposo Henk. Scarpe, calze, libri e biancheria scomparvero ancora una volta nella borsa di Miep e nelle profonde tasche di Henk; alle undici e mezza se n&#39;erano andati anche loro. Io ero stanca morta, e sebbene sapessi che quella era l&#39;ultima notte che avrei passato nel mio letto, dormii sodo e fui svegliata alle cinque e mezza dalla mamma. Per fortuna faceva meno caldo che domenica, e piovve poi tutto il giorno. Ci infagottammo tutti e quattro come se dovessimo passare la notte in una ghiacciaia, e ci&ograve; alla scopo di portar via quanto pi&ugrave; vestiario potevamo. Nessun ebreo, nelle nostre condizioni, avrebbe osato uscir di casa con una valigia piena di abiti. Io avevo addosso due camicie, tre calzoncini, una sottoveste, una sottana, una giacchetta, una giacca da estate, due paia di calze, scarpe pesanti, un berretto, uno scialle e altro ancora; soffocavo gi&agrave; prima d&#39;uscire di casa, ma nessuno se ne preoccupava. Margot riemp&igrave; la sua cartella di libri scolastici, tolse la bicicletta dalla rimessa e fil&ograve; dietro a Miep per destinazione a me sconosciuta. Io infatti continuavo a ignorare dove fosse il luogo misterioso che ci attendeva. Alle sette e mezza anche noi ci chiudemmo la porta dietro; l&#39;unico essere da cui presi congedo fu Moortje, il mio gattino, che avrebbe trovato buon alloggio presso i vicini, come era detto in una lettera indirizzata al signor Goldschmidt.</p>
<p class="text">
	In cucina un bel pezzo di carne per il gatto e le tazze della colazione sul tavolo, i letti disfatti, tutto lasciva l&#39;impressione che noi fossimo scappati a rotta di collo. Ma le impressioni degli altri non ci importavano, noi volevamo andar via, via, e arrivare al sicuro, nient&#39;altro. Continuer&ograve; domani.</p>
<p align="right" class="text">
	La tua Anna</p>
<p class="text">
	&nbsp;</p>
<p align="right" class="textUnder">
	Sabato, 11 luglio 1942</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	[.]La nostra cameretta, con i suoi muri nudi, era assai disadorna; grazie al babbo che fin da prima aveva portato qui la mia collezione di stelle del cinema e di cartoline illustrate ho trasformato la stanza, dopo averne spennellato di colla le pareti, in una fitta mostra di figurine. Cos&igrave; ha un&#39;aria molto pi&ugrave; allegra, e quando verranno i Van Daan, con la legna che c&#39;&egrave; in soffitta faremo qualche scaffaletto e altre graziose carabattole. [.]</p>
<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
	&nbsp;</p>
<p align="right" class="textUnder">
	9 ottobre 1942</p>
<p class="text">
	Cara Kitty,</p>
<p class="text">
	oggi non posso darti che notizie brutte e deprimenti. Stanno arrestando, a gruppi, tutti i nostri amici ebrei. La Gestapo &egrave; tutt&#39;altro che riguardosa con questa gente; vengono trasportati in carri bestiame a Westerbork, il grande campo di concentramento per eberei nella Drenthe.[.]</p>
<p class="text">
	Westerbork dev&#39;essere terribile; per centinaia di persone un solo lavatoio e pochissime latrine... Fuggire &egrave; impossibile; quasi tutti gli ospiti del campo sono riconoscibili dai loro crani rasati e molti anche dal loro aspetto ebraico.<br />
	Se in Olanda stanno gi&agrave; cos&igrave; male, come saranno nelle contrade barbare e lontane dove li mandano? Supponiamo cheper lo pi&ugrave; vengano assassinati. La radio inglese dice che li gasano. Forse &egrave; il metodo pi&ugrave; spiccio per morire. Sono molto turbata.</p>
<p align="right" class="textUnder">
	Luned&igrave;, 23 agosto 1943</p>
<p class="text">
	Cara Kitty,<br />
	orario dell&#39;alloggio segreto: otto e mezza del mattino. Margot e mamma sono nervose: -Sst,... pap&agrave;, zitto. Otto...sst, Pim! Sono le otto e mezza, vieni via, chiudi l&#39;acqua, cammina piano!&nbsp;<br />
	Cos&igrave; redarguiamo il babbo che si attarda nella camera da bagno, mentre alle otto e mezza bisogna gi&agrave; essere in camera. Nemmeno una goccia d&#39;acqua, non usare il gabinetto, non camminare, tutti zitti. Quando in ufficio non c&#39;&egrave; ancora nessuno, nel magazzino si pu&ograve; sentire tutto.<br />
	Alle otto e venti sopra aprono la porta e batton tre colpi per terra: i fiocchi d&#39;avena per Anna. Salgo e porto via la mia ciotola da cagnolino.<br />
	Tornata sotto in camera mia, sbrigo presto tutto: mi pettino, nascondo la latta, metto a posto il letto. Zitti, suonano le otto e mezza!Di sopra, la signora si toglie le scarpe e cammina in pantofole per la stanza, come suo marito per non far rumore.<br />
	Ora il quadretto familiare &egrave; completo. Io voglio leggere o studiare, Margot anche, e cos&igrave; pure pap&agrave; e mamma. Pap&agrave; naturalmente con Dickens e il dizionario, siede sulla sponda del suo letto sfondato, che non ha pi&ugrave; materassi decenti; adempiono a questo ufficio due capezzali l&#39;uno sopra l&#39;altro. -Se non posso averli, ne faccio senza!</p>
<p class="text">
	&nbsp;</p>
<p align="right" class="textUnder">
	Luned&igrave; sera, 8 novembre 1943</p>
<p class="text">
	Cara Kitty,<br />
	se tu leggessi tutte le mie lettere una dopo l&#39;altra, certamente ti stupiresti di vederle scritte in stati d&#39;animo tanto differenti. Mi spiace molto di essere cos&igrave; schiava del mio umore, non sono la sola, qui lo sono tutti. Se leggo un libro che mi fa impressione, prima di riprendere il contatto con gli altri debbo riassettarmi mentalmente, se no potrei apparire piuttosto stramba. Attualmente, come avrai notato, sto attraversando un periodo di depressione. Non ti saprei dire il perch&eacute;, ma credo che quella contro cui continuo a cozzare sia la mia vilt&agrave;.<br />
	Stasera, quando Bep era da noi, udimmo una forte e lunga scampanellata. Immediatamente, dalla paura, impallidii e fui colta dai dolori di ventre e dal batticuore.<br />
	La sera a letto mi sembrava di essere sola in carcere, senza padre n&eacute; madre. A volte vado errando per strada, oppure il nostro ricovero segreto &egrave; in fiamme, o vengono di notte per portarci via. Vedo tutte queste cose, come se le vivessi realmente col mio corpo, e ho l&#39;impressione che mi debbano presto accadere.<br />
	Miep dice sovente di invidiarci perch&eacute; qui siamo tranquilli. Sar&agrave; verissimo, ma non pensa certamente alla nostra paura. Non so nemmeno immaginare che un giorno il mondo torni normale per noi. Ho un bel parlare del &quot;dopoguerra&quot;, ma &egrave; come se parlassi di castelli in aria che non diverranno mai realt&agrave;. Penso alla nostra casa di prima, alle amiche, alle feste scolastiche, come penserei a cose di cui un altro ha fatto esperienza, non io.<br />
	L&#39;alloggio segreto col nostro gruppo di rifugiati mi sembra uno squarcio di cielo azzurro attorniato da nubi nere cariche di pioggia. L&#39;area rotonda e circoscritta su cui stiamo &egrave; ancora sicura, ma le nubi si avvicinano sempre di pi&ugrave; e sempre pi&ugrave; stretto diventa il cerchio che ci separa dal cerchio incombente. Siamo immersi nelle tenebre e nel pericolo e urtiamo gli uni contro gli altri cercando disperatamente una via di salvezza. Guardiamo tutti in basso dove gli uomini combattono, guardiamo in alto dove regnano la quiete e la bellezza e intanto siamo tagliati fuori da quella tetra massa che non ci lascia salire in alto ma sta dinanzi a noi che come un muro impenetrabile, che ci vuol schiacciare ma ancora non pu&ograve; ancora. Non posso far altro che gridare e implorare: &laquo;O cerchio, o cerchio, allargati, apriti, lasciaci uscire!&raquo;<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La tua Anna</p>
<p class="text">
	&nbsp;</p>
<p align="right" class="textUnder">
	Venerd&igrave; 29 ottobre 1943</p>
<p class="text">
	Mi sento come un uccello che vorrebbe volare in alto ma continua a sbattere le ali contro la gabbia, nell&#39;oscurit&agrave; pi&ugrave; totale.</p>
<p class="text">
	&nbsp;</p>
<p align="right" class="textUnder" style="margin-bottom: .0001pt">
	Venerd&igrave; 24 dicembre 1943</p>
<div class="Section1">
	<div class="Section1">
		<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
			Cara Kitty,&nbsp;<br />
			quando viene qualcuno di fuori, col vento negli abiti e il freddo nel viso, vorrei ficcare la testa sotto le coperte per non pensare : &quot; Quando ci sar&agrave; di nuovo concesso di respirare un po&#39; d&#39;aria fresca?&quot; [.]<br />
			Credimi, quando sei stata rinchiusa per un anno e mezzo, ti capitano dei giorni in cui non ne puoi pi&ugrave;.<br />
			Sar&ograve; forse ingiusta e ingrata, ma i sentimenti non si possono reprimere .<br />
			Vorrei andare in bicicletta, ballare, fischiettare, guardare il mondo, sentirmi giovane, sapere che sono libera, eppure non devo farlo notare perch&eacute;, pensa un po&#39;, se tutti e otto ci mettessimo a lagnarci e a far la faccia scontenta, dove andremo a finire ? A volte mi domando : &quot; Che non ci sia nessuno capace di comprendere che, ebrea o non ebrea, io sono soltanto una ragazzina con un gran bisogno di divertirmi e di stare allegra ?</p>
		<p class="text" style="margin:0cm">
			&nbsp;</p>
		<p align="right" class="text">
			<span class="textUnder">Venerd&igrave;, 7 gennaio 1944</span></p>
		<p class="text">
			<br />
			Cara Kitty,<br />
			che stupida sono stata! Ho completamente dimenticato di raccontarti la storia di tutti i miei innamorati.<br />
			Da piccina, quando ero ancora all&#39;asilo infantile, avevo simpatia per Sally Kimmel. Era orfano di padre e abitava con sua madre in casa di una zia. Un cugino di Sally, Appy, era un bel ragazzo, bruno e slanciato, e suscitava molto pi&ugrave; ammirazione che il piccolo, grosso e buffo Sally. Io non guardo alla bellezza, e per molti anni ho voluto molto bene a Karel. Per parecchio tempo stemmo molto insieme, ma il mio amore non era corrisposto. Poi Peter capit&ograve; sulla mia strada e presi una vera cotta infantile. Anche lui mi voleva bene e per tutta un&#39;estate fummo inseparabili. Ricordo ancora quando andavamo per strada tenendoci per mano, lui con un abito di cotone bianco e io con un vestitino estivo dalla sottana corta. Alla fine delle vacanze egli and&ograve; in prima media e io in sesta elementare. Veniva a prendermi a scuola oppure andavo io a prendere lui. Peter era un ragazzo perfetto: alto, slanciato, bello, con un viso serio, tranquillo e intelligente. Aveva capelli scuri e splendidi occhi bruni, guance rosee e naso affilato. Andavo pazza soprattutto del suo riso, che gli dava un&#39;aria birichina e maliziosa. Passai le vacanze in campagna; quando tornai, Peter aveva cambiato casa e abitava insieme con un amico molto pi&ugrave; anziano di lui. Costui, a quanto sembra, gli fece notare che io ero ancora una bambinella e Peter mi piant&ograve;. Gli volevo tanto bene che non volli vedere la verit&agrave; e gli rimasi attaccata, finch&eacute; venne il giorno che mi resi conto che se continuavo a corrergli dietro mi avrebbero preso per una ragazza leggera. Passarono gli anni. Peter andava in giro con ragazze della sua et&agrave; e neppur pi&ugrave; mi salutava, ma io non lo potevo dimenticare. Andai al Liceo ebraico, molti giovani della nostra classe si innamorarono di me, io trovavo ci&ograve; molto divertente, mi sentivo onorata, ma nulla pi&ugrave;. In seguito Hello si invagh&igrave; di me, ma, come ho gi&agrave; detto, io non fui mai pi&ugrave; innamorata. C&#39;&egrave; un detto: &quot;Il tempo guarisce tutte le ferite&quot;; e cos&igrave; avvenne anche a me. Mi immaginai di aver dimenticato Peter e di non aver pi&ugrave; alcun interesse per lui. Ma il ricordo di lui continuava a vivere cos&igrave; intensamente nel mio subcosciente, che dovetti infine confessare a me stessa che ero gelosa delle altre ragazze, e che per questo egli non mi interessava pi&ugrave;. Questa mattina ho capito che nulla &egrave; cambiato, anzi, a mano a mano che divento pi&ugrave; vecchia e matura, il mio amore cresce. Posso ora ben comprendere che Peter mi trovasse infantile, eppure ancora mi addolora che egli mi abbia cos&igrave; dimenticata. Il suo viso mi &egrave; apparso cos&igrave; chiaramente che ora so con certezza che nessun altro potrebbe prendere il suo posto nel mio cuore.</p>
		<p align="right" class="textUnder">
			Luned&igrave;, 14 febbraio 1944</p>
		<p class="text">
			Cara Kitty,<br />
			da sabato c&#39;&egrave; molto di cambiato per me. &Egrave; andata cos&igrave;. Avevo una folla di desideri e li ho ancora -ma in parte, in piccolissima parte, i miei desideri sono soddisfatti.<br />
			Stamane mi sono accorta, e con grande gioia, - per essere sincera,- che Peter mi guardava continuamente. In modo del tutto inconsueto, non so come, non so spiegarlo.<br />
			Prima avevo pensato che Peter fosse innamorato di Margot, ora ebbi d&#39;un tratto la sensazione che non &egrave; cos&igrave;. Per tutto il giorno ho cercato di non guardarlo troppo, perch&eacute; se lo facevo, anche lui mi guardava - e allora...allora provavo una sensazione gradevole, dentro di me, che non debbo provare troppo spesso.<br />
			&nbsp;</p>
		<p align="right" class="textUnder" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
			Venerd&igrave; 18 febbraio 1944.</p>
		<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
			Cara Kitty,<br />
			Tutte le volte che io vado di sopra, il mio vero scopo &egrave; di vedere &quot;lui&quot;. La mia vita qui &egrave; molto migliorata, perch&eacute; ho di nuovo uno scopo e mi posso rallegrare di qualche cosa. L&#39;oggetto della mia amicizia &egrave; sempre in casa e non da temere rivali, salvo Margot. Non pensare che io sia innamorata, non lo sono affatto; ma ho l&#39;impressione che fra Peter e me si svilupper&agrave; un nobile sentimento, di amicizia e di confidenza. Appena posso vado da lui, e non &egrave; pi&ugrave; come prima, quando non sapeva che farsene, di me. Anzi, parla ancora quando io sono gi&agrave; quasi fuori dall&#39; uscio</p>
		<p class="text">
			&nbsp;</p>
		<p align="right" class="textUnder">
			Mercoled&iacute;, 23 febbraio 1944</p>
		<p class="text">
			Cara Kitty,<br />
			da ieri il tempo &egrave; splendido fuori, e io sono molto animata. Vado quasi ogni mattina nel solaio, dove lavora Peter, per liberarmi i polmoni dall&#39;aria viziata della stanza. Mi siedo per terra nel mio posticino preferito e guardo il cielo azzurro, il castagno brullo sui cui rami scintillano piccole goccioline, i gabbiani e gli altri uccelli che fendono l&#39;aria e sembrano argentati.<br />
			Egli stava in piedi col capo appoggiato alla grossa trave, io seduta, respiravamo l&#39;aria fresca, guardavamo fuori e sentivamo che c&#39;era qualcosa che non bisognava interrompere con le parole. Rimanemmo a lungo cos&iacute;, e quando egli dovette salire in soffitta a spaccar legna, sapevo che &egrave; proprio un bel ragazzo. Si arrampic&ograve; per la scaletta, io lo seguii e per tutto il quarto d&#39;ora che spacc&ograve; legna non dicemmo parola.<br />
			Dal mio posto di osservazione lo guardavo e capivo che cercava di far del suo meglio per mostrarmi quanto era forte. Ma guardavo anche dalla finestra aperta, sopra un grande settore di Amsterdam, sopra tutti i tetti fino all&#39;orizzonte, tanto luminoso e azzurro che la linea di separazione non era chiaramente visibile. &laquo;Finch&eacute; questo c&#39;&egrave; ancora, - pensai, - e io posso godere questo sole, questo cielo senza nuvole, non ho il diritto di essere triste&raquo;.<br />
			Per chi ha paura o si sente incompreso e infelice, il miglior rimedio &egrave; andar fuori all&#39;aperto, in un luogo dove egli sia completamente solo, solo col cielo, la natura e Dio. Soltanto allora, infatti, soltanto allora si sente che tutto &egrave; come deve essere, e che Dio vuol vedere gli uomini felici nella semplice bellezza della natura. Finch&eacute; ci&ograve; esiste, ed esister&agrave; sempre, io so che in qualunque circostanza c&#39;&egrave; un conforto per ogni dolore. E credo fermamente che ogni afflizione pu&ograve; essere molto lenita dalla natura.<br />
			Oh, chi sa che fra non molto io possa dividere questa gioia esuberante con qualcuno che la senta come la sento io!<br />
			La tua Anna</p>
		<p class="text">
			&nbsp;</p>
		<p align="right" class="text">
			<span class="textUnder">Marted&igrave;, 6 giugno 1944</span></p>
		<p class="text">
			&quot;This is D-day&quot; disse alle 12 la radio inglese...<br />
			The invasion has begun!...<br />
			Secondo i notiziari tedeschi, paracadutisti inglesi sono atterrati in Francia. Mezzi da sbarco inglesi combattono con i marinai tedeschi, dice la BBC.<br />
			L&#39;alloggio segreto &egrave; in subbuglio! Si avvicina dunque davvero la liberazione lungamente attesa, la liberazione di cui si &egrave; tanto parlato, ma che &egrave; troppo bella, troppo leggendaria per diventar mai realt&agrave;? Quest&#39;anno, 1944, ci dar&agrave; la vittoria? Non lo sappiamo ancora, ma la speranza ci fa rivivere, ci ridona coraggio e forza. Ci vorr&agrave; coraggio infatti per resistere alle continue angosce, alle privazioni, alle sofferenze; ora ci&ograve; che pi&ugrave; importa &egrave; rimanere calmi e tenaci. Ora pi&ugrave; che mai occorre ficcare le unghie nella carne per non gridare. La Francia, la Russia, l&#39;Italia e anche la Germania possono gridare per la loro miseria; noi non ne abbiamo ancora il diritto.<br />
			O Kitty, la cosa pi&ugrave; bella dell&#39;invasione &egrave; che io ho la sensazione che stiano arrivando degli amici. Questi orrendi tedeschi ci hanno cos&igrave; lungamente oppressi, tenendoci il coltello alla gola, che il pensiero degli amici e della salvezza ci riempie nuovamente l&#39;animo di fiducia.<br />
			Non si tratta pi&ugrave; solamente degli ebrei, ma dell&#39;Olanda e di tutta l&#39;Europa occupata. Forse, dice Margot, a settembre o a ottobre potr&ograve; tornare a scuola.</p>
		<p class="text">
			&nbsp;</p>
		<p align="right" class="textUnder">
			sabato 15 luglio 1944</p>
		<p class="text" style="margin:0cm;margin-bottom:.0001pt">
			&nbsp;</p>
		<p class="text" style="margin:0cm">
			&laquo; &quot;la giovent&ugrave; in, in fondo &egrave; pi&ugrave; solitaria della vecchiaia.&quot; Questa massima che, ho letto in qualche libro mi &egrave; rimasta in mente e l&#39;ho trovata vera; &egrave; vero che qui gli adulti trovano maggiori difficolt&agrave; che i giovani? No, non &egrave; affatto vero. Gli anziani hanno un&#39;opinione su tutto, e nella vita nono esitano pi&ugrave; prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo &egrave; annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verit&agrave;, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell&#39;alloggio segreto gli adulti hanno una vita pi&ugrave; difficile, non si rende certamente conto della gravit&agrave; e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma &egrave; una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficolt&agrave; di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che gi&agrave; sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realt&agrave;. &Egrave; un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perch&eacute; esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perch&eacute; continuo a credere nell&#39;intima bont&agrave; dell&#39;uomo. Mi &egrave; impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre pi&ugrave; forte l&#39;avvicinarsi del rombo che uccider&agrave; noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volger&agrave; nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesser&agrave;, che ritorneranno l&#39;ordine, la pace e la serenit&agrave;. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verr&agrave; un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.&raquo;</p>
	</div>
</div>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=21</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:59:20 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[La storia di Anna Frank]]></title>
<description><![CDATA[<p class="nota">
	Sira Fatucci</p>
<div>
	<div>
		&nbsp;</div>
</div>
<div class="Section1">
	<div class="Section1">
		<p class="text">
			<img src="/giornodellamemoria/2011/fotoanna/AF.jpg" width="200" /></p>
		<p class="text">
			Annelies Marie Frank, da tutti chiamata Anna, il 12 giugno del 1942 riceve per il suo tredicesimo compleanno molti regali: libri, tanti dolci, una spilla, un puzzle ed un diario. Un bel diario dalla copertina solida a quadrettoni bianchi e rossi.</p>
		<p class="text">
			<img src="/giornodellamemoria/2011/fotoanna/diary.jpg" width="200" /></p>
		<p class="text">
			Anna decide subito che il diario sar&agrave; la sua amica preferita e il suo nome sar&agrave; Kitty. &quot;Spero di poterti confidare tutto, come non ho ancora potuto fare con nessuno, e spero mi sarai di grande conforto.&quot;</p>
		<p class="text">
			Anna era nata in Germania a Frankfurt am Main in una agiata famiglia di ebrei tedeschi. L&igrave; il padre esercitava la professione di banchiere, ma nel 1933, a causa delle leggi razziali emanate da Hitler, fu costretto a emigrare in Olanda e a stabilirsi ad Amsterdam insieme a tutta la famiglia. Qui la famiglia Frank aveva pensato che sarebbe stata al sicuro, ma il 10 maggio del 1940 i tedeschi invasero l&#39;Olanda, e subito iniziarono anche l&igrave; le discriminazioni razziali. esse ebbero subito una conseguenza immediata nella vita di Anna e di sua sorella maggiore Margot: entrambe dovettero abbandonare la scuola dove studiavano per trasferirsi al Liceo ebraico. Nel suo diario Anna scrive: &quot;Una legge contro gli ebrei segue un&#39;altra, e ogni legge limita sempre di pi&ugrave; la nostra libert&agrave;. Gli ebrei devono portare la stella ebraica; gli ebrei devono consegnare la loro bicicletta, gli ebrei non possono salire sul tram, gli ebrei non possono andare in macchina anche se di loro propriet&agrave; (.) Cos&igrave; continuiamo la nostra vita: non possiamo fare questo e non posiamo fare quello&quot;.</p>
		<p class="text">
			Prevedendo con facilit&agrave; un peggioramento della situazione degli ebrei nell&#39;Olanda occupata, Otto Frank nell&#39;estate del 1942 prese in seria considerazione l&#39;opportunit&agrave; di cercare un nascondiglio per s&eacute; e per la sua famiglia: Alle tre del pomeriggio del 5 luglio 1942 era suonato il campanello e una convocazione delle SS aveva fatto capire alla famiglia Frank che era giunto il momento di nascondersi; il giorno successivo il retro dell&#39;ufficio in cui il padre di Anna lavorava divenne il rifugio segreto della famiglia Frank e di alcuni suoi conoscenti. Anna prender&agrave; lo zainetto che fino a quel momento aveva usato per andare a scuola e comincer&agrave; a riempirlo: le penne, i fazzoletti, i libri di scuola, un pettine, delle lettere e naturalmente il Diario. Sul Diario l&#39;8 luglio 1942 annoter&agrave;: Pensavo al rifugio, e intanto mettevo nello zaino delle inutili assurdit&agrave;; ma non me ne sono pentita: tengo pi&ugrave; ai&nbsp; ricordi che non ai vestiti&quot;.</p>
		<p class="text">
			<img src="/giornodellamemoria/2011/fotoanna/dagboekopen.jpg" width="200" /></p>
		<p class="text">
			La vita quotidiana della famiglia Frank e degli altri ospiti del rifugio, i loro pensieri, le loro paure, le sofferenze e le illusioni sono descritte nel Diario di Anna. Tutto si spezzer&agrave; il 4 agosto 1944 quando, a seguito di una delazione, un tedesco e quattro olandesi della polizia nazista fanno irruzione nell&#39;alloggio segreto: tutti i rifugiati clandestini sono arrestati, l&#39;alloggio perquisito e saccheggiato dalla Gestapo. Qualche giorno dopo il gruppo dei rifugiati viene avviato a Westerbork, il pi&ugrave; grande campo di concentramento tedesco in Olanda.</p>
		<p class="text">
			Il 2 settembre 1944 i Frank sono condotti ad Auschwitz, dove il padre viene separato dalle figlie e dalla moglie, che di l&igrave; a poco muore. Il 30 ottobre dello stesso anno, Anna e Margot furono aggregate a un convoglio di un migliaio di giovani donne inviate a Bergen Belsen.</p>
		<p class="text">
			<img src="/giornodellamemoria/2011/fotoanna/lista_dei_deportati.jpg" width="200" /></p>
		<p class="text">
			Nel febbraio 1945, Anna e Margot sono colpite da tifo, ed in marzo Anna muore, pochi giorni dopo la sorella. Entrambe furono sepolte in una fossa comune. Le truppe inglesi liberarono Bergen Belsen circa tre settimane dopo.Troppo tardi per le sorelle Frank.</p>
		<p class="text">
			Alla fine della guerra il Diario di Anna fu trovato nell&rsquo;alloggio segreto e consegnato al padre, unico superstite della famiglia. Fu pubblicato ad Amsterdam nel 1947, col titolo originale Het Achterhuis (letteralmente: Il retrocasa). Da allora &egrave; stato tradotto e pubblicato in molte lingue.</p>
	</div>
</div>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=20</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:58:54 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Il diario di Anna Frank]]></title>
<description><![CDATA[<div class="Section1">
	<div class="Section1">
		<p class="nota">
			Anna Frank - Diario<br />
			Prefazione di Natalia Ginzburg<br />
			Edizione L&#39;Unit&agrave; | Einaudi edizioni</p>
		<p class="text">
			Il diario di Anna Frank ha inizio nel giugno 1942. Nel giugno &#39;42, la sua vita presenta ancora qualche rassomiglianza con la vita d&#39;una qualunque ragazzina dell&#39;et&agrave; sua. Ma siamo ad Amsterdam, l&#39;Olanda &egrave; in mano ai tedeschi da due anni; e le SS vanno per le case cercando gli ebrei. A tredici anni appena compiuti, Anna conosce e parla con estrema naturalezza il linguaggio dei perseguitati: sa che lei e i suoi debbon portare la stella giudaica, che non possono frequentare locali pubblici, che non possono prendere il tram.</p>
		<p class="text">
			Dall&#39;invasione tedesca &quot;i bei tempi sono finiti&quot;, scrive Anna nel suo diario; ma &quot;finora per noi quattro &egrave; andato discretamente bene&quot;. La guerra, le privazioni alimentari, i tedeschi e il pericolo, tutto questo Anna nel giugno &#39;42 pu&ograve; ancora dimenticarselo ogni tanto, e vivere abbastanza gioiosamente mangiando gelati, volteggiando in bicicletta, flirtando con i compagni, studiando la mitologia greca; fino al giorno in cui tutta la famiglia Frank si trasferisce nell&#39;&quot;alloggio segreto&quot;, per sfuggire ai tedeschi e tentare di salvarsi.</p>
		<p class="text">
			Dopo la lettura del diario di Anna e della breve nota che lo conclude (gli abitanti dell&#39;&quot;alloggio segreto&quot; non si sono salvati), questo &quot;alloggio segreto&quot; con le sue scale e scalette e le stanze buie dai fitti tappeti e i massicci mobili d&#39;ufficio mischiati alle masserizie, ci sta davanti con una forza ossessiva, come una grande trappola: per due anni, la famiglia Frank, la famiglia Van Daan e il dentista Dussel vi hanno abitato senza uscirne mai, senza mai affacciarsi alle finestre, visitati soltanto dai fedeli amici che conoscono il segreto dello scaffale girevole, che portano dall&#39;esterno cibo, libri, notizie; vi hanno abitato raschiando e cucinando patate, litigando, ascoltando la radio inglese, fra alternative di paura e speranza; ossessionati dalle privazioni alimentari, dalla noia, dai mille problemi d&#39;una forzata clausura; in questa attesa di adulti snervati che un nulla fa trasalire, Anna &egrave; venuta a trovarsi con i suoi propri problemi di ragazzina che cresce e che si trasforma, inevitabilmente sentendosi soffocare fra la mancanza d&#39;aria libera e questi monotoni discorsi d&#39;adulti; sentendosi incompresa e abbondata a se stessa, con la sua propria paura e la sua propria noia, fra la noia e la paura degli altri. Nel diario, ora si lamenta con quella volutt&agrave; di lamentarsi che &egrave; propria degli adolescenti, ora critica aspramente i sistemi di educazione dei suoi (&quot;non mi trattano mai in modo uguale&quot;). Ora &egrave; in rotta con i suoi e con gli altri abitanti dell&#39;&quot;alloggio segreto&quot;, le sembra d&#39;odiare sua madre e ne &egrave; stupefatta; ora, di nuovo docile e allegra, di colpo riconciliata con l&#39;esistenza, torna a far parte della piccola comunit&agrave; e il suo diario &egrave; di nuovo fedele cronaca quotidiana, &egrave; il giornale di bordo di questa nave immobile nel centro di Amsterdam, che naufraga lentamente senza saperlo.</p>
		<p class="text">
			Anna ha un&#39;intelligenza penetrante e precoce; un occhio critico a cui non sfugge nulla. Ha il dono dell&#39;ironia, la facolt&agrave; di raccontare cogliendo le cose nella loro sostanza. Nelle sue mani, il diario diventa dunque lo specchio fedele della vita di questa piccola comunit&agrave; in clausura: una comunit&agrave; ben definita e riconoscibile in ogni suo particolare sociale, individuata con costante freschezza; a nessuno &egrave; risparmiato l&#39;aspro giudizio di Anna, eppure tutti appaiono nella loro sostanza umana pi&ugrave; indifesa e pietosa, e li sentiamo cos&igrave; vicini a noi che a lungo li sentiamo col pensiero oltre le pagine del diario, nei campi dove sono morti.</p>
		<p class="text">
			Sono ebrei benestanti, che hanno avuto in passato una vasta rete di affari e di conoscenze, e abitudini di vita piacevole e comoda: e tuttavia n&eacute; tali abitudini n&eacute; il denaro li hanno provveduti di quella sicurezza, di quel senso di stabilit&agrave; cieca e incrollabile che &egrave; proprio di chi appartiene al loro stesso gruppo sociale, perch&eacute; gli ebrei della Mittel-Europa hanno nel sangue il senso della persecuzione, del terreno malfermo, del pericolo. Irrequieti e dolenti anche nei tempi sereni, essi si adattano senza fatica alla condizione pi&ugrave; disagiata e pericolosa; dolendosi, ma senza stupore, ritrovando forse nelle loro pi&ugrave; antiche memorie vetrine di negozi infrante, quartieri devastati e incendiati. Ma questo adattamento alla miseria o al pericolo &egrave;, nella famiglia di Anna e nei suoi amici Van Daan, l&#39;unica forza: perch&eacute; essi hanno poi tutta l&#39;infantilit&agrave;, tutto il puerile attaccamento alle cose futili che &egrave; proprio di chi &egrave; spinto nel pericolo senza una vera coscienza responsabile, senza una fede. E l&#39;insofferenza di Anna per quanti la circondano proviene forse proprio da questo, senza che lei stessa se ne renda conto chiaramente: lei, sola bambina tra adulti, si sente in verit&agrave; la sola adulta, la sola che in qualche modo si disponga a morire: la sola che cerchi nel pensiero della morte qualcosa che non sia puramente orrore o pena: la sola che cerchi di guardare oltre a s&eacute;, che spinga il proprio pensiero fuori della monotona vicenda di speranza e paura: la sola che cerchi nella propria storia un significato universale.</p>
		<p class="text">
			Il libro di Anna Frank, noi lo leggiamo sempre tenendo presente la sua tragica conclusione; senza poterci fermare a quei precisi momenti che vi son raccontati, ma sempre guardando oltre, sempre cercando di figurarci quel campo di Bergen Belsen, dove Anna &egrave; morta, e quegli otto mesi che ha trascorso l&agrave;, prima della morte, certo penosamente ricordando l&#39;&quot;alloggio segreto&quot;, l&#39;idillio con il ragazzo Peter, i gattini, le feste per i compleanni, le amiche Elli e Miep che fino all&#39;ultimo han rischiato la vita per la salvezza di lei e dei suoi; tutto questo, mentre leggiamo, ci sta davanti cos&igrave; come Anna deve averlo rievocato in quegli otto mesi, tutti i due anni dell&#39;&quot;alloggio segreto&quot; cos&igrave; come saranno riapparsi a lei e agli altri quel mattino sul camion, fra i tedeschi che li portavano via, quei due anni strappati ai tedeschi e vissuti a insaputa dei tedeschi, di frodo, quei due anni che hanno consentito ad Anna Frank di scrivere il suo diario.</p>
		<p class="text">
			&quot;&Egrave; un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perch&eacute; esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perch&eacute; continuo a credere nell&#39;intima bont&agrave; dell&#39;uomo. Mi &egrave; impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre pi&ugrave; forte l&#39;avvicinarsi del rombo che uccider&agrave; noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volger&agrave; nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesser&agrave;, che ritorneranno l&#39;ordine, la pace e la serenit&agrave;&quot;.</p>
		<p class="text">
			Cos&igrave; scrive Anna, pochi giorni prima che i tedeschi irrompano nell&#39;&quot;alloggio segreto&quot;; e sono parole come queste, sono pagine come queste che fanno del suo diario qualcosa di pi&ugrave; d&#39;un semplice documento umano; sono pagine come queste che ci fanno tornare a questo libro vincendo la pietosa emozione che ci d&agrave; l&#39;innocente e garrula voce a cui fu imposto silenzio. Di questa voce, noi serbiamo nella memoria la vibrazione fiduciosa e serena, la bont&agrave; coraggiosa che ha superato la morte.</p>
		<p align="right" class="nolinks">
			NATALIA GINZBURG</p>
		<p align="left" class="nolinks">
			<img src="/giornodellamemoria/2011/fotoanna/ultima-foto.jpg" width="200" /></p>
	</div>
</div>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=19</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:58:13 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Alcune poesie dei bambini di Terezin]]></title>
<description><![CDATA[<p>
	<span class="textUnder">Voi, nuvole grigio acciaio</span><br />
	<span class="text"> Voi, nuvole grigio acciaio, dal vento frustate,<br />
	che correte verso mete sconosciute<br />
	Voi, portatevi il quadro dell&rsquo;azzurro cielo<br />
	Voi, portatevi il cinereo fumo<br />
	Voi, portatevi della lotta il risso spettro<br />
	Voi, difendeteci! Voi, che siete fatte solo di gas.<br />
	Veleggiate per i mondi, semplicemente, spazzate dai venti<br />
	come l&rsquo;eterno viandante aspettando la morte<br />
	voglio una volta cos&igrave; come voi &ndash; i metri misurare<br />
	di lontananze future e non tornare pi&ugrave;<br />
	Voi, cineree nuvole sull&rsquo;orizzonte<br />
	Voi, siate speranza e sempiterno simbolo<br />
	Voi, che con il temporale il sole coprite<br />
	Vi incalza il tempo! E dietro a voi &egrave; il giorno!</span><br />
	<span class="nota">Vedem, Hanu_ Hachenburg (1929 morto nel 1944)</span></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<span class="textUnder">Sono Ebreo</span><br />
	<span class="text">Sono ebreo ed ebreo resto<br />
	anche se dalla fame morir&ograve;<br />
	cos&igrave; al popolo non recher&ograve; sconfitta<br />
	sempre per il mio popolo sul mio onore combatter&ograve;<br />
	Orgoglioso del mio popolo sono<br />
	che onore ha questo popolo<br />
	sempre sar&ograve; appresso<br />
	sempre di nuovo vivr&ograve;</span><br />
	<span class="nota">Franta Bass</span></p>
<p>
	<span class="textUnder">Nostalgia della casa</span><br />
	<span class="text">E&rsquo; pi&ugrave; di un anno che vivo al ghetto,<br />
	nella nera citt&agrave; di Terezin,<br />
	e quando penso alla mia casa<br />
	so bene di che si tratta.<br />
	O mia piccola casa, mia casetta,<br />
	perch&eacute; m&rsquo;hanno strappato da te,<br />
	perch&eacute; m&rsquo;hanno portato nella desolazione,<br />
	nell&rsquo;abisso di un nulla senza ritorno?<br />
	Oh, come vorrei tornare<br />
	a casa mia, fiore di primavera!<br />
	Quando vivevo tra le sue mura<br />
	io non sapevo quanto l&rsquo;amavo!<br />
	Ora ricordo quei tempi d&rsquo;oro:<br />
	presto ritorner&ograve;, ecco, gi&agrave; corro.<br />
	Per le strade girano i reclusi<br />
	e in ogni volto che incontri<br />
	tu vedi che cos&rsquo;&egrave; questo ghetto,<br />
	la paura e la miseria.<br />
	Squallore e fame, queste &egrave; la vita<br />
	che noi viviamo quaggi&ugrave;,<br />
	ma nessuno si deve avvedere:<br />
	la terra gira e i tempi cambieranno.<br />
	Che arrivi dunque quel giorno<br />
	in cui ci rivedremo, mia piccola casa!<br />
	Ma intanto prezioso mi sei<br />
	perch&eacute; mi posso sognare di te.</span><br />
	<span class="nota">1943 Anonimo</span></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<span class="textUnder">Lacrime</span><br />
	<span class="text">e dopo di loro la rassegnazione giunge,<br />
	lacrime<br />
	senza le quali la vita non &egrave;,<br />
	lacrime<br />
	ispirazione alla tristezza<br />
	lacrime che scendono senza tregua</span><br />
	<span class="nota">Alena Synkov&agrave;</span><br />
	<br />
	<span class="plUnder"> </span></p>
<p>
	<span class="textUnder">Una volta</span><br />
	<span class="text">Una volta una volta arriva<br />
	Una volta la consolazione appare<br />
	Una volta compare la speranza<br />
	Una volta terribilmente si sfoga<br />
	Una volta una brocca di lacrime scoppia<br />
	Una volta alla morte dice &ldquo;Taci ormai&rdquo;<br />
	Una volta arriva il giorno giusto<br />
	Una volta d&rsquo;acqua sar&agrave; il vino<br />
	Una volta di piangere smettiamo<br />
	Una volta le ferite si rimarginano<br />
	Una volta Giuseppe, Dio questo<br />
	vincolo di schiavit&ugrave; getta<br />
	Una volta anche Erode<br />
	muore impazzendo dal terrore<br />
	Una volta Davide pastore<br />
	di porpora si colorir&agrave; la tunica<br />
	colui che lo inseguiva<br />
	diventa storpio il vecchio Re Saul.<br />
	Una volta ha fine anche il dolore<br />
	della malinconica esistenza<br />
	una volta arriva il salvatore<br />
	per levare il giogo ai soggiogati<br />
	Una volta saremo se vuole il Signore<br />
	A Canaan portati<br />
	Una volta l&rsquo;aloe fiorir&agrave;<br />
	Una volta la palma i frutti d&agrave;<br />
	Una volta tutto quello che &egrave; paura<br />
	Una volta passa la nostra povert&agrave;<br />
	Una volta entriamo nella tenda di Dio<br />
	Una volta, una volta per noi germoglier&agrave;.</span><br />
	<span class="nota">Ivo Katz</span></p>
<p>
	<span class="textUnder">Lettera a pap&agrave;</span><br />
	<span class="text">Mammina ha detto, che oggi debbo scriverti<br />
	ma ho avuto tempo, nuovi bimbi sono arrivati<br />
	dagli ultimi trasporti e giocare volevo<br />
	non mi accorgevo come fugge l&rsquo;istante.<br />
	Mi sono sistemato, dormo sul materasso<br />
	per terra, per non cadere.<br />
	Almeno non c&rsquo;&egrave; bisogno di farsi il letto<br />
	ed al mattino dalla finestra vedo il cielo.<br />
	Ho un po&rsquo; tossito, ma non voglio ammalarmi<br />
	cos&igrave; sono felice quando corro in cortile.<br />
	Oggi da noi una veglia si terr&agrave;<br />
	proprio come in estate al campo degli scout.<br />
	Canteremo canzoni conosciute<br />
	la signorina suoner&agrave; la fisarmonica.<br />
	So che ti meravigli di come stiamo bene<br />
	e che sicuramente ti rallegreresti di stare qui con me.<br />
	Qualcos&rsquo;altro, pap&agrave;: vieni qui presto<br />
	e sia pi&ugrave; lieto il tuo volto!<br />
	Quando sei triste, mammina allora si dispiace<br />
	e dei suoi occhi mi manca lo splendore.<br />
	E hai promesso di portarmi i libri<br />
	che veramente da leggere non ho nulla,<br />
	per favore vieni domani prima che sia buio<br />
	del mio grazie puoi essere sicuro.<br />
	Ormai debbo finire. Da parte della mamma ti saluto<br />
	con impazienza aspetto il suono dei tuoi passi<br />
	nel corridoio. Prima che di nuovo con noi sarai<br />
	ti saluta e ti bacia il tuo fedele ragazzo.</span><br />
	<span class="nota">Hajn</span></p>
<p>
	<span class="textUnder">E&rsquo; cos&igrave;</span><br />
	<span class="text">In quella che &egrave; chiamata la piazza di Terezin<br />
	&egrave; seduto un piccolo vecchio<br />
	come se fosse in un giardino.<br />
	Ha la barba e un berretto in testa.<br />
	Col suo ultimo dente<br />
	mastica un pezzo di pane duro.<br />
	Mio Dio, col suo ultimo dente:<br />
	invece d&rsquo;una zuppa di lenticchie<br />
	povero superstite!</span><br />
	<span class="nota">&quot;Koleba&quot;: M. Kosck nato il 30.3.32 morto il 19.10.44 ad Auschwitz<br />
	H. Loewy nato il 29.6.31 morto il 4.10.44 ad Auschwitz<br />
	Bachner (dati anagrafici non accertati)</span></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<span class="text">Tutti questi bei momenti<br />
	si son persi senza rimedio<br />
	la mia vita non ha una meta<br />
	e per cercarla non ho pi&ugrave; le forze.<br />
	Ancora una volta soltanto<br />
	la tua testa nelle mie mani, prendere<br />
	poi chiudere gli occhi<br />
	e nelle tenebre andarsene in silenzio.</span><br />
	<span class="nota">Anonimo</span></p>
<p class="text">
	&nbsp;</p>
<p class="textUnder">
	La farfalla</p>
<p class="text">
	L&rsquo;ultima, proprio l&rsquo;ultima,<br />
	Cos&igrave; ricca, smagliante, splendidamente gialla.<br />
	Se le lacrime del sole potessero cantare contro una pietra bianca&hellip;<br />
	Quella, quella gialla<br />
	E&#39; portata lievemente in alto.<br />
	Se ne &egrave; andata, ne sono certo, perch&eacute; voleva dare un bacio d&rsquo;addio al mondo.&nbsp;<br />
	Per sette settimane ho vissuto qui,<br />
	Rinchiuso dentro questo ghetto<br />
	Ma qui ho trovato la mia gente.<br />
	Mi chiamano le margherite<br />
	E le candele che splendono sull&rsquo;abete bianco nel cortile.<br />
	Solo che io non ho visto mai un&rsquo;altra farfalla.<br />
	Quella farfalla era l&rsquo;ultima.<br />
	Le farfalle non vivono qui, nel ghetto.&nbsp;</p>
<h1 class="nota">
	Pavel Friedmann. 4-6-1942</h1>
<p class="text">
	&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="textUnder">
	Paura</p>
<p class="text">
	Oggi il ghetto prova una paura diversa,<br />
	Stretta nella sua morsa, la Morte brandisce una falce di ghiaccio.<br />
	Un male malvagio sparge il terrore nella sua scia,<br />
	Le vittime della sua ombra piangono e si contorcono.</p>
<p class="text">
	Oggi il battito di un cuore di padre narra del suo terrore<br />
	E le madri nascondono la testa tra le mani.<br />
	Adesso qui i bimbi rantolano e muoiono di tifo<br />
	Il loro sudario sconta un&rsquo;amara tassa.</p>
<p class="text">
	Il mio cuore batte ancora nel mio petto<br />
	Mentre gli amici partono per altri mondi.<br />
	Forse &egrave; meglio &ndash; chi pu&ograve; saperlo? &ndash;<br />
	Assistere a ci&ograve; oppure morire oggi?&nbsp;</p>
<p class="text">
	No, no, mio Dio, voglio vivere!<br />
	Senza vedere dissolversi i nostri numeri.<br />
	Vogliamo avere un mondo migliore,<br />
	Vogliamo lavorare &ndash; non dobbiamo morire!</p>
<h1 class="nota">
	Eva Pichov&aacute;, dodici anni, Nymburk</h1>
<h3 class="text">
	&nbsp;</h3>
<h3 class="textUnder">
	Il giardino</h3>
<p class="text">
	Un piccolo giardino,<br />
	Fragrante e pieno di rose.<br />
	Il viale &egrave; stretto,<br />
	Lo percorre un piccolo bambino.&nbsp;</p>
<p class="text">
	Un piccolo bambino, un dolce bambino,<br />
	Come quel fiore che sboccia.<br />
	Quando il fiore arriver&agrave; a fiorire<br />
	Il piccolo bambino non ci sar&agrave; pi&ugrave;.</p>
<p class="nota">
	<strong>Franta Bass</strong></p>
]]></description>
<link>http://www.ucei.it/news.asp?id=18</link>
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</item>
</channel>
</rss>
